Il turismo si capisce vivendolo. I dati si usano se sai cosa stai cercando. L'AI funziona se rispetta chi la usa. Questi tre principi guidano ogni progetto.
Quasi ogni struttura ricettiva ha accesso a più dati di quanti ne usi. Il problema reale è un altro: i dati vengono letti con modelli decisionali troppo semplici, costruiti su abitudini consolidate invece che su ciò che il mercato sta effettivamente dicendo.
Si reagisce ai problemi quando sono già visibili — tariffe aggiustate quando l'occupazione è già calata, strategie cambiate quando la stagione è finita. Il mio lavoro è spostare questa logica dal dopo al prima.
Non con strumenti magici. Con metodo: esperienza operativa, analisi dei dati e strumenti AI pensati per amplificare il giudizio umano, non sostituirlo.
Tre livelli di competenza che si integrano in ogni progetto. Non si usano in sequenza — si usano insieme.
Dal 2007 ho lavorato dall'interno del settore: Sales & Marketing Manager, Capo Ricevimento, Revenue Management operativo in strutture della Penisola Sorrentina. Ho gestito tariffe, ottimizzato schede sui portali, costruito strategie di vendita in advance. Ho sbagliato e corretto in tempo reale.
Questa esperienza non è un ornamento — è il filtro attraverso cui leggo ogni dato e valuto ogni strumento. So cosa funziona nella pratica, non solo sulla carta. E so riconoscere le soluzioni che sembrano innovative ma che in un hotel reale non reggerebbero una settimana.
I dati del turismo raccontano sempre più di quanto appaia a prima vista. Flussi, stagionalità, pressione della domanda, impatto degli eventi, comportamento degli ospiti — ogni variabile porta informazione utile se si sa come leggerla in relazione alle altre.
Il mio approccio non è descrittivo: non si tratta di produrre report su ciò che è già accaduto. Si tratta di costruire modelli che rendano visibili le conseguenze plausibili delle decisioni prima che diventino irreversibili. Questo vale per un hotel che vuole ottimizzare le tariffe e per un ente pubblico che deve governare i flussi turistici di una destinazione.
L'intelligenza artificiale applicata all'ospitalità funziona quando è progettata a partire da chi la usa — non a partire dalla tecnologia disponibile. Un chatbot che risponde agli ospiti deve conoscere la struttura, sapere quando è necessario passare a un operatore umano e non creare aspettative che non possono essere mantenute.
Sto completando un percorso di alta formazione in etica e intelligenza artificiale presso la Pontificia Università Antonianum — con indirizzo Pubblica Amministrazione. Non è un dettaglio accademico: è il motivo per cui gli strumenti che costruisco pongono domande prima di dare risposte.
Ho conseguito una laurea magistrale in Linguistica moderna. Non è una curiosità biografica — è il motivo per cui il mio modo di lavorare con i dati e con l'AI è diverso da quello di chi viene solo dall'analisi quantitativa.
La linguistica studia come le persone costruiscono significato, come le parole producono effetti nel mondo, come il linguaggio struttura la percezione della realtà. Un chatbot non risponde a domande: partecipa a una conversazione. Un report non descrive dati: produce una narrazione che orienta le decisioni.
Questa prospettiva entra in ogni progetto — nel modo in cui si progettano le risposte di EvocAI, nel modo in cui si presentano i risultati di un'analisi, nel modo in cui si costruisce un documento per la pubblica amministrazione. La precisione tecnica non basta se il messaggio non arriva.
Non strumenti di terze parti riconfigurati. Architetture sviluppate internamente, che incarnano il metodo in forma operativa.